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Il pensiero cabalistico ebraico

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Base del pensiero cabalistico è la Bibbia ebraica o Tanakh (acronimo per "Torah, Profeti, Scritti").
La secolare esegesi del Tanakh, già contenuta nella halakháh (presentazione della casistica giuridica), nella haggadáh (sotto forma narrativa), nei due Talmudím, il babilonese e il gerosolimitano, e nei molti midrashím, aveva ormai da secoli posto l'interpretazione del testo sacro al centro della vita dell'Israelita.
Si fa risalire la nascita della visione cabbalistica alla pubblicazione del libro Zohar (splendore), pubblicato intorno al XIII secolo, o al precedente Sépher Yetziràh (Libro della formazione), che però è, secondo alcuni, un'opera più esegetica che filosofica.
Sephirah Il fulcro dell'elaborazione delle dottrine mistiche riguardanti l'aspetto segreto del creato è un'opera composta verosimilmente in Éretz Yisraél nel VI o VII secolo, il Sépher Yetziráh.
Nel Sépher Yetziràh, che tratta delle forze segrete del cosmo, si trova la prima menzione di un termine che diventerà centrale nella successiva speculazione: la nozione di sefiráh.
Letteralmente sephirah o sefiráh (plur. sephiroth o sefirót ) significa "calcolo, numerazione".
Nel Sépher Yetziràh il termine acquista un significato più ampio: le Sephiroth sono manifestazioni allusive dell'energia divina.
Gli autori cabalistici amano paragonare le sephiroth a zaffiri, partendo da un'assonanza dei due termini.brTra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII, fa la sua comparsa una vasta letteratura mistica già ben organizzata sulla dottrina delle sephiroth; queste si possono definire i gradi per mezzo dei quali Dio agisce nel creato.
Praticamente tutti i mistici affermano che esse sono in numero di dieci. I nomi delle Sephiroth
Le Sephiroth hanno anche dei nomi propri:
Kéter (corona), la più alta e più vicina a Dio;
Bináh (scienza o conoscenza) e Khokhmáh o Hokmah o Chochmah (saggezza) a un livello inferiore;
Ghevuráh o Gheburáh (forza) Chésed o Hésed (misericordia o pietà)
al terzo livello;
Tiféret
(bellezza) al quarto;
Hod
(gloria) Nétzah (eternità o vittoria) quinto;
Yesód
(fondamento o fondazione) al sesto;
Malkhút
(regno), la più prossima all'uomo.
Questi sono i nomi più frequentemente usati. brA volte Ghevurah viene chiamata Din (giudizio) o Pachad (paura), Khesed può essere chiamata Ghedulláh (grandezza), Tiferet Rakhamím (misericordia). Le sefirot vengono rappresentate secondo uno schema detto "Albero della Vita". Inoltre esiste anche una "undicesima" (anche se impropriamente detto) Sephira: Daat che si colloca tra Binah, Hokmah e Hesed e rappresenta il divario tra l'Uomo e Dio.
L'albero della vita
Nel diagramma dell'albero della vita al centro si trova la colonna dell'equilibrio che da Keter, attraverso Tiferet e Yesod, raggiunge Malkhut.
A sinistra e destra di Keter si dipartono altre due colonne: quella della Grazia, attraverso Hochmah, Hesed e Netzah; quella della severità risalendo attraverso Hod, Ghevurah e Binah.
Le XXII vie Le 10 Sephiroth sono collegate fra di loro da 22 sentieri, associati alle lettere dell'alfabeto ebraico. In vari autori sono presentate varie maniere di associazione.
La più diffusa fa partire la alef da Kether in direzione di Chochmah e si conclude con la tav che sta fra Yesod e Malkhuth.
I 22 sentieri e le dieci Sephiroth insieme formano le 32 vie di cui parla il Sépher Yetziráh.
Altre rappresentazioni delle Sephiroth brIn alcuni manoscritti rinascimentali del Cinquecento, il diagramma delle Sephiroth, in quanto emanazione divina, si moltiplica a sua volta indefinitamente.
Questa raffigurazione si trova nel testo "Otzrot chayyim (I tesori della vita)" di Chayyim Vital.
I quattro mondi
All'inizio del XIV secolo si cominciarono a distinguere quattro mondi nel creato:'
Atzilúth (mondo dell'emanazione),
Beri'à (mondo della creazione),
Yetzirà (mondo delle forme)
Asiyá (mondo della produzione o della fabbricazione).
Con questi nomi si indica il variare del tipo di influsso delle sefirot.
 Il mondo dell'Atzilut, che è più vicino a Dio, è retto da forze solo immateriali.
La componente materiale aumenta man mano che ci si allontana dall'Emanatore.
Corrispondenze
Anche se non visibili agli occhi le sefirot sono percepite dal mistico che si eleva dalle inferiori alle superne attraverso la contemplazione e lo studio delle corrispondenze cosmiche: p.es. ad Avraham può essere associata Gedullah, a Isacco Gevurah, a Giacobbe Tiferet.
Tutte le componenti del cosmo hanno le loro corrispondenze: Tiferet è il sole, Yesod la luna, Malkut la terra, e così via.
Anche i XXII sentieri vengono associati alle lettere dell'alfabeto ebraico, ai tarocchi, a segni zodiacali, pianeti e elementi, etc.
L'esistenza di queste associazioni risale alla gnosi e a una visione magica dell'universo in cui ogni parte è collegata ad un'altra. Questo insieme di relazioni complesse ricorda moderne teorie scientifiche come quella del caos.
Ciò che non è conoscibile è quello che sta oltre la sefirah più alta, cioè l'Altissimo che, essendo incommensurabile, non può venir percepito dall'uomo.
Emanazioni
Si pone il problema di come possa un ente infinito, quello che per primo Isacco il Cieco chiamò l'En Sof (non-fine), emanare aspetti di sé in un mondo finito
Secondo Mosè Cordovero Dio si "contrasse" per poter emanare la sua energia nel mondo finito e " mostrare la Sua gloria alle genti".
La contrazione di Dio (tzimtzúm) è al centro della speculazione di Isaac Luria.
In conseguenza dell'emanazione, secondo Luria, si crearono dei vasi per contenere l'energia divina. I vasi superni, i più forti, resistettero bene alla pressione della luce, ma gli inferiori si ruppero e dispersero l'energia.
I frammenti dei vasi rotti contengono ancora particelle di luce: queste sono le Qelipòth (gusci), le forze del male.
La qabbalah dei nomi
La parola ebraica tzeraf indica sia la trasmutazione alchemica sia l'interscambio delle lettere dell'alfabeto.
Gli esegeti ebrei erano abituati a permutare le lettere del Tanach per scoprire significati reconditi e più veri.
La permutazione numerica è detta gimatréyah o gematria.
Ogni lettera dell'alfabeto ebraico indica un numero; dunque ciascuna parola della Bibbia ha un proprio valore numerico, somma dei valori numerici delle lettere che la compongono.
Una parola si può sostituire con un'altra dello stesso valore numerico.
Per esempio:
AChaD in ebraico significa "unità" ed è uguale a 13 (A = 1 + Ch = 8 + D = 4).
Anche la parola "Amore", Ahavah ha lo stesso numero (A=1, H=5, V=2, H=5).
In questa maniera come in un'equazione si può dire che: AChaD = AHVH L'arte del notariqón permette di scoprire parole nascoste dentro altre parole (le lettere di una parola come rivelazione di altre parole).
L'atbásh consiste nello scambio alfabetico, ad esempio la prima lettera dell'alfabeto con l'ultima, la seconda con la penultima, etc.
L'alchimia cabalistica
Già nel duecentesco Séfer ha-Zóhar si trovano spunti alchemici legati al simbolismo delle sefirot e della trasmutazione dei metalli.
 sette tipi di oro menzionati nella tradizione diventano una metafora delle sette sefirot inferiori, mentre Binah è chiamata "l'oro superno".
L'anonimo trattato di alchimia Esh metzaréf (Il fuoco del fonditore) ebbe notevole diffusione, tanto che non ci è giunto nell'originale ebraico ma in traduzioni latine.
Esponenti della Cabala.
Diversi gli approcci alla Qabbalah e ciò secondo l'attitudine di chi vi ci si avvicini.
Le differenze variano anche perché essa può essere confrontata con tutti i testi della tradizione canonica ebraica: in quanto anima della Torah, di essa sono molte le idee fondamentali diffuse ampiamente nel popolo d'Israele tra gli accademici, gli studiosi religiosi definiti Mekubalim o nella sapienza del Mekaven, ad un livello più alto del Mekubal, tra i Rabbini, spesso con doti mistiche, ed infine tra mistici stessi; queste ultime due catagorie presentano uomini con una maggiore predisposizione alla percezione intellettuale ed all'esperienza mistica spesso associate alla manifestazione di miracoli.
Gli stessi Profeti del popolo d'Israele hanno sempre avuto famigliarità con la parte più interna e segreta della Torah e dello stretto rapporto con Dio non mancando infatti testi mistici ascritti ad essi.  Nell'era messianica essa sarà facilmente a disposizione di tutto il popolo d'Israele.