dato di fatto : non esistono nel cervello delle aree inutilizzate.

Fonte www.reportonline.it
La possibilità di verificare la validità di q uesto detto insensato si scontra contro una difficolt insormontabile: come misurare la percentuale di utilizzo del nostro cervello?
Laffermazione stata attribuito allo psicologo William James (1842-1910), che per non ha fornito questo dato, ma ha semplicemente scritto nel suo libro "The Energies of Men": Noi usiamo solo una piccola parte delle nostre potenzialità mentali e fisiche.
E' una delle affermazioni che viene pi spesso passata per veritiera: l'essere umano utilizza soltanto il 10% del suo cervello. Spesso accompagnata anche da frasi come "immaginate cosa potremmo fare se utilizzassimo il 90% rimanente", come se questo fantomatico 90% della nostra materia cerebrale non utilizzata nascondesse poteri alla X-men.
Sfatiamo una volta per tutta questo mito: l'essere umano non usa solo il 10% del proprio cervello, ma usa tutta la sua massa cerebrale. Certo per alcune persone non sembra possibile, viste le idiozie che si sentono al giorno d'oggi, ma un dato di fatto che non esistono nel cervello delle aree inutilizzate
Scansioni MRI, PET, fattori metabolici e via dicendo hanno provato che non esistono aree dormienti nel nostro cervello. L'essere umano utilizza al 100% le sue funzioni cerebrali, che si tratti del singolo neurone o di aree pi voluminose.
E' vero per che le potenzialit di sviluppo del cervello umano non hanno limiti ben precisi, questa un'affermazione che pu essere data per veritiera. Ci per non implica che ci siano delle zone del nostro cervello che non sono utilizzate, ma che il nostro cervello possa crescere ed evolversi in maniera pressoch infinita.
Ovviamente non possibile un'evoluzione continua e costante del cervello, per ovvie ragioni biologiche. Per quanto i nostri neuroni continuino a dimostrare straordinarie capacit di recupero e di elaborazione, la vita di ognuno di noi ha un termine, e nel corso degli anni il funzionamento del nostro cervello cambia, diventando via via meno efficiente di quanto non lo fosse negli "anni d'oro".
Il mito dell' utilizzo del solo 10% del nostro cervello non ha un'origine certa, e le possibili ipotesi sono le seguenti:
1. A cavallo tra il 1800 ed il 1900, dei ricercatori sostennero di aver mappato il 10% del cervello.
Questo fatto rimasto tale fino ad oggi nella cultura popolare, anche se la roscienza ha fatto passi da gigante mappando ben oltre il 10%. Col passare del tempo, la mappatura del 10% del cervello si via via modificata, diventando "utilizziamo solo il 10% del cervello".
2. Solo il 10% della massa cerebrale costituita da neuroni. Questo non significa che il resto sia inutile, significa solo che i neuroni occupano circa il 10% del volume totale del cervello
3. Si attribuisce ad Albert Einstein la frase "le persone utilizzano solo il 10% dei loro cervelli", senza per specificare che fosse una battuta nei confronti di chi il cervello pare non utilizzarlo mai
4. La scusa del 10% viene spesso utilizzata da presunti psichici per giustificare la presenza di poteri paranormali. La New Age ne ha fatta una giustificazione utilizzatissima per la spiegazione di alcune pratiche che, sul lato pratico e dopo le dovute sperimentazioni, si sono dimostrate per lo pi degli arzigogolati effetti placebo.
Tra questi Craig Karges, che ha lucrato parecchio su questa supposizione anti-scientifica con il suo programma "Intuitive Edge", creato per far sviluppare abilit psichiche; o Uri Geller, dimostratosi poi un bravo prestigiatore invece che potente psichico.
Nota per chi crede nelle medicine alternative: non sto sostenendo che tutte le medicine alternative siano spazzatura, sto solo dicendo che molti dei sedicenti curatori spesso si rivelano soltanto dei fanfaroni in cerca di denaro facile.
Le prove del fatto che il nostro cervello viene utilizzato interamente? Basta fare una scansione cerebrale per rendersene conto. Ma dato che voglio che vi convinciate del fatto che l'essere umano non usa solo il 10% del cervello, e non voglio che spendiate soldi per una perizia alle vostre insane menti, ecco un elenco di prove
Scansione PET (tomografia ad emissione di positroni) e fMRI (risonanza magnetica funzionale) mostrano chiaramente che la maggior parte del cervello viene utilizzata, e di continuo, per le attivit quotidiane. E' vero che alcune funzioni coinvolgono solo una piccola parte della massa cerebrale, ma per compiere le azioni di tutti i giorni necessario che queste parti lavorino all' unisono. Se guardiamo la televisione, ad esempio, attiviamo alcune aree specifiche che lavorano in concerto, come l'area dedicata alla vista, all'udito, al riconoscimento di volti, la memoria, l'area del linguaggio, e via dicendo. Quando dormiamo invece, le tecniche di scansione citate sopra mostrano come tutte le aree cerebrali siano attive. Solo nel caso ci siano danni al cervello vengono registrate aree non attive.
Se le aree che non utilizziamo (che secondo il mito rappresentano dall' 80 al 90% del cervello) venissero rimosse o danneggiate, sarebbe come estrarre delle appendici senza conseguenze, e potremmo continuare a vivere la nostra esistenza senza problemi. Purtroppo non cos semplice: per prima cosa, il cervello non ha un' "area 10%" ben delimitata; secondariamente, come ho detto prima, deve entrarvi in quella testa che il cervello lo usiamo TUTTO! Lobotomizzate il vostro vicino di casa rompiscatole provando a rimuovere una delle aree che secondo il mito non utilizziamo, e vedrete le conseguenze.
Il cervello provoca un dispendio di energia enorme per i nostri corpi, in termini di ossigeno e di nutrienti. Se non utilizzassimo il 90% del cervello i processi evolutivi ci avrebbero portato ad avere un cervello pi piccolo, eliminando le parti non necessarie ed inutili in termini di funzionalit. Pensiamo a come funziona il nostro corpo umano: ogni singolo organo ha un ruolo specifico, senza il quale non potremmo funzionare alla perfezione. E non ci sono parti inutili, se non per alcune eccezioni che per non costituiscono organi cos fondamentali come il cervello.
La tecnica del "single-unit recording" prevede lo studio dell'attivit elettrofisiologica di un singolo neurone. Se il 90% dei neuroni fosse inattivo, questa tecnica lo avrebbe ampiamente dimostrato, cosa che non mai avvenuta.
Le cellule del cervello hanno la fastidiosa tendenza a degenerare se non utilizzate. E' il caso, per esempio, di aree cerebrali danneggiate. Se il 90% del nostro cervello non venisse utilizzato, ogni autopsia di un corpo adulto mostrerebbe evidentissimi segni di degenerazione cellulare nel cervello. Ed facile immaginare come questo non si sia mai verificato se non nel caso di lesioni.
Il mito del 10% ha differenti varianti. Alcune si basano soltanto sul cambiamento di percentuale: chi sostiene 10%, chi l'11, chi il 20%, in ogni caso per alcune persone non utilizziamo il proprio cervello se non marginalmente.
Altra variante che solo il 10% del cervello stato mappato, di conseguenza utilizziamo solo il 10% del cervello. Se questa logica...Vi svelo un "segreto": il cervello stato largamente mappato, e da tempo. Non esiste un 90% sconosciuto e misticamente nascosto.
Ulteriore variante la suddivisione fisica (e illogica) del cervello in due parti: la parte cosciente, che utilizza dal 10 al 20% delle risorse del nostro cervello, ed il subconscio.
Se portassimo come prova una scansione PET che dimostra come tutte le aree del cervello funzionino in un essere umano, probabilmente una delle risposte sarebbe: "ma il 90% che non usiamo fa parte del subconscio, per cui non visibile". E, secondo voi, il nostro subconscio dove risiede? Di sicuro non nel nostro fegato.
Questo dimostra un errore grossolano nell' interpretazione delle funzionalit del cervello, errore che viene anche da una teoria molto fantasiosa di Craig Karges, che altro non fece che lucrare su questa intenzionale cattiva interpretazione della struttura cerebrale.
Ultima variante del mito si basa sul "fatto" che il 90% del cervello che non utilizziamo nasconda poteri psichici, o abilit mostruose di concentrazione e memoria.
Niente di pi sbagliato: primo, utilizziamo tutto il nostro cervello; secondo, non ci sono parti nascoste nel cervello; terzo, abilit come memoria o concentrazione sono alla portata di tutti. Come il corpo umano ci dimostra di continuo, con la pratica continua si possono perfezionare i nostri muscoli, i nostri tendini, ed anche il nostro cervello.
Ma il mito del 10% persiste nel tempo: ormai un secolo che viaggia per il mondo facendo proseliti, e viene spesso sfruttato da chi alla ricerca di denaro facile speculando sull'ignoranza delle persone.
Persone che, ovviamente, non sono tenute a sapere nulla di neuroscienze, ma che dovrebbero avere un p di buon senso da informarsi se hanno intenzione di spendere migliaia di euro in una pratica che non conoscono. Questo si che usare solo il 10% del proprio cervello.
Cervello maschile, cervello femminile: quali differenze?
Nel quadro delle ricerche scientifiche relative alle differenze di genere, vengono attualmente realizzati molti sforzi nell'intento di comprendere i tratti differenziali legati al dato biologico. Queste ricerche presero inizio nel corso del XIXo secolo quando la comunit scientifica, sulla base di dati anatomici, decreto l'inferiorit intellettuale della donna rispetto all'uomo. I ricercatori evidenziarono nella donna i chiari segni biologici di un organismo limitato, in alcune pubblicazioni fu posto l'accento sulle differenze tra gli emisferi cerebrali: l'emisfero sinistro definito "maschile", era ritenuto la sede dell'umanit, dell'intelligenza, della coscienza e della ragione; l'emisfero destro, che si riteneva fosse particolarmente sviluppato nei bambini, nelle razze di colore, nei criminali e nelle donne, era responsabile dell'animalit, dell'istinto, della non-coscienza e della follia. Il limite della donna fu anche evidenziato dalle dimensioni inferiore del suo cervello rispetto a quello dell'uomo.
Oggi i tempi sono cambiati, dai semplici strumenti di dissezione utilizzati nel XIXo sec. si passati alla tomografia a emissioni di positroni e la risonanza magnetica nucleare, tecniche che permettono di evidenziare le differenze della cervello dell'uomo e della donna. Questo ha permesso di smentire le sciocchezze proclamate nel secolo scorso ed evidenziato nuove e sottili differenze che emergerebbero dall'azione dei geni e degli ormoni sessuali. In un certo senso sembrerebbe quindi che il cervello sia sessuato e che alcune caratteristiche femminili o maschili siano l'inesorabile espressione di un programma genetico prestabilito. I risultati ottenuti fino a oggi non sono tuttavia concordi e la domanda centrale, che non ha ricevuto ancora una risposta, l'origine di tali presunte differenze.
La questione evidentemente piena di insidie e supera l'ambito di intervento della biologia. Una semplicistica interpretazione della problematica darebbe infatti risposte sbagliate a problemi molto pi complessi. Alcuni vorrebbero per esempio sapere se le differenze che si misurano a un livello sociale come la ripartizione dei ruoli all'interno della societ, della casa o a livello del mondo professionale come la bassa percentuale di donne iscritte alla facolt di informatica o la bassa percentuale di uomini che fanno gli infermieri o che fanno il bucato sia in qualche modo scritta nelle nostre cellule, prestabilita dal DNA e dagli ormoni sessuali. In altre parole, nelle differenze tra uomo e donna, quanto c' di innato e quanto c' di appreso? Fin dove i comportamenti derivano dall'azione dei geni e fin dove invece, l'educazione, il modello socioculturale, le convenzioni sociali, l'apprendimento modellano il mio cervello per farlo diventare maschile o femminile.
Sappiamo infatti che una caratteristica dei circuiti cerebrali quella di rispondere attraverso modifiche funzionali e strutturali agli stimoli dell'ambiente (cultura e educazione compresi) e che il nostro cervello dotato di una capacita di modificarsi sulla base degli input che gli pervengono dall'ambiente circostante. Le differenze notate nei cervelli maschili e femminili sono il risultato di un determinismo genetico oppure il frutto di stimoli differenti indotti dal trattamento differenziale dei due sessi? Le diversit biologiche esistenti tra uomo e donna hanno radici profonde e organiche tanto da rendere utopica la lotta per le pari opportunit oppure il dato biologico e presente ma solo secondario?