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pranoterapia

La pranoterapia è una pratica di medicina alternativa che consiste nell'imposizione delle mani in corrispondenza della parte malata allo scopo di permettere il passaggio di prana (un supposto "soffio vitale") tra il corpo dell'operatore e il corpo della persona malata. Chi pratica la pranoterapia è chiamato pranoterapeuta o pranoterapista.
Essendo il prana un concetto religioso mutuato dall'Induismo, tale pratica dovrebbe essere utilizzata per il benessere spirituale. Tuttavia alcuni operatori e associazioni di operatori propongono la pranoterapia come pratica terapeutica, che però ad oggi non ha ancora avuto alcun riscontro scientifico riguardante l'efficacia ad eccezione dell'effetto placebo.
In Italia da alcuni anni, allo scopo di tutelare sia la qualità dei trattamenti ricevuti sia la professionalità dei praticanti, alcune associazioni di operatori collaborano con il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL) per definire limiti e competenze e regolamentarne la professione; per questo motivo, non essendo la pratica una terapia in senso medico, sono stati proposti i termini alternativi prano-pratica e prano-tecnica.
Ad oggi la professione della prano-pratica è regolamentata solamente nella regione Toscana come disciplina bionaturale.
La pranoterapia si differenzia dalla pratica simile del reiki, al di là della terminologia utilizzata (prana e ki sono concetti paragonabili), in quanto nella pranoterapia si presuppone un passaggio di prana tra il corpo dell'operatore e il corpo del paziente mentre nel reiki l'operatore è considerato un mezzo per il presupposto passaggio di ki tra l'Universo e il paziente. La pranoterapia non va confusa con il Pranic Healing, che è una disciplina spirituale complessa, basata anch'essa sul prana, ma che utilizza il concetto in modo differente ed elabora diverse tecniche oltre alla semplice imposizione delle mani
Presupposti filosofici e controversie scientifiche
Per comprendere la pranoterapia occorre conoscerne le basi filosofiche. Nella pranoterapia si riconoscono gran parte di quei guaritori che, operando con l'imposizione delle mani, attribuiscono questa loro supposta capacità guaritrice ad un qualcosa (che alcuni chiamano "fluido", altri "forza" e altri "energia") che proviene dall'interno del proprio corpo e, attraversando le mani, entra nel corpo del ricevente. Il termine "prana", introdotto per dare un nome a questo "qualcosa", è stato accolto con grande successo da numerosi guaritori italiani senza però mutuarne il significato religioso induista.
La pranoterapia si basa sui seguenti presupposti: che esista il prana (o comunque un "fluido", una "forza" o un'"energia" a cui si può dare il nome di prana) il quale è presente in ogni corpo umano e in ogni organo del corpo umano, in maggiore o minore quantità da individuo a individuo e da organo a organo; che il prana in un corpo o in un organo possa trovarsi in stati di maggiore o minore equilibrio, fino a trovarsi in stati di maggiore o minore squilibrio, e che all'equilibrio di prana corrisponda il benessere (del corpo o dell'organo) mentre allo squilibrio di prana corrisponda il malessere e addirittura la malattia; che il prana si possa trasferire dal corpo dell'operatore al corpo del ricevente tramite l'imposizione delle mani in corrispondenza del malessere e che questo trasferimento possa riportare l'equilibrio nel prana (e quindi il benessere) di chi riceve.
Il primo punto fa parte della sfera religiosa o spirituale di una persona e dunque si trova al di fuori dell'indagine scientifica.
Il secondo punto, sostenendo che l'origine dei malesseri e delle malattie sia da attribuire a squilibri di una presunta "forza" o "energia" interna all'organismo, entra già in conflitto con la medicina in quanto è ormai provata l'esistenza di agenti patogeni (ossia in grado di causare malattie) la cui origine è esterna all'individuo.
Il terzo punto si può comunque sottoporre ad analisi sperimentale ed infatti sono stati effettuati diversi esperimenti volti a verificare se questo supposto passaggio di prana può migliorare le condizioni di un paziente, ma l'unica prova di efficacia riscontrata su pazienti sottoposti a pranoterapia è la stessa di un placebo.
Trattamenti
Secondo la delibera del Consiglio regionale toscano n.1 del 28 gennaio 2009, il professionista di prano-pratica può operare secondo le seguenti competenze:
Con una approfondita conoscenza delle funzionalità bio-elettromagnetiche dell'organismo, delle leggi dell'omeostasi bioenergetica e dell'interazione di campo tra esseri umani come viene inteso dalle grandi filosofie orientali, opera attraverso l'apposizione delle mani sia a piccola distanza che a contatto superficiale su specifiche zone del corpo con tecniche codificate, per stimolare i processi vitali della persona al fine di mantenere e rafforzare lo stato di benessere; inoltre educa a comportamenti che contribuiscono al benessere della persona attraverso il suo riequilibrio bioenergetico.»
Consiglio regionale toscano)
Il presupposto fondamentale nell'evoluzione di questa definizione è che l'operatore non interviene per ripristinare uno stato di benessere partendo da uno stato di malessere (ossia non cura e non può curare nel senso medico del termine), bensì interviene per mantenere e rafforzare uno stato di benessere già esistente; in questo senso la prano-pratica è considerata, insieme con altre discipline definite "bionaturali", una medicina complementare dalla regione Toscana.
Esistono diversi tipi di approccio al trattamento da parte degli operatori.
Trattamento di base<
Nel trattamento di base si fa stendere la persona da trattare su un lettino, con gli occhi chiusi, in posizione prona o supina, in un ambiente che favorisca il rilassamento, per esempio una stanza con luce bassa e un sottofondo musicale adeguato; se la persona non è in grado di rilassarsi da sola (può capitare le prime volte), l'operatore la aiuta guidandola con alcuni esercizi. Quando il rilassamento è raggiunto, l'operatore entra in contatto con la persona tramite l'interazione tra i supposti "campi energetici" individuali; dopo aver analizzato lo stato di equilibrio e squilibrio energetico, l'operatore impone le proprie mani a contatto o a poca distanza dai punti dolenti. In seguito, l'operatore può trattare anche altri punti che ritiene opportuno trattare, sempre per favorire questo supposto equilibrio energetico. Infine guida la persona ad uscire dal rilassamento e a tornare in uno stato di piena coscienza. Generalmente una singola applicazione dura tra i quindici e i quaranta minuti; un trattamento completo si compone di uno o più cicli di singole applicazioni.
In tale tipo di trattamento non è molto rilevante che il pranoterapeuta sappia con precisione di cosa soffre il malato, ma è rilevante solo il trasferimento del prana, in quanto sarebbe il corpo del paziente a sfruttarlo al meglio grazie alla sua capacità omeostatica, intesa come la capacità innata di un organismo di equilibrare il prana al suo interno.
Trattamento aurico
In tale tipo di trattamento il pranoterapeuta dovrebbe essere in grado di individuare le disfunzioni nell'aura del paziente al fine di guarirlo tramite l'imposizione delle mani.
Trattamento con luce colorata
Questo trattamento si basa su una ulteriore ipotesi secondo la quale l'avere un certo colore di pelle corrisponderebbe con determinate caratteristiche psicologiche e con determinati sentimenti. Durante la pranoterapia si usano tutti i colori dello spettro visibile in quanto ognuno produrrebbe un effetto specifico sia sul corpo, sia sul campo energetico, inoltre i colori servirebbero a caricare i chakra di energia.
Storia
Il termine pranoterapia deriva dal sanscrito che significa ;respiro vitale, energia vitale", e dal greco antico "θεραπεία (therapéia)", che significa "cura, guarigione" e quindi "terapia".
Il primo centro di pranoterapia nasce in Italia, a Torino, negli anni 1970; a partire dagli anni 1980 la parola "pranoterapia" conosce un successo dapprima presso gli stessi guaritori italiani che operano con l'imposizione delle mani e in seguito, grazie al rilievo mediatico delle pubblicità di numerosi pranoterapeuti, trasmesse dalle prime televisioni locali, il nome entra rapidamente in uso anche nella nostra lingua. Nonostante l'origine recente della parola, il fenomeno ha raggiunto una rilevanza tale che in italiano si usa chiamare col nome "pranoterapia" anche tutte quelle pratiche che presumono la guarigione tramite il semplice contatto delle mani di una persona, ritenuta dotata di qualche potere taumaturgico, con la parte malata.
La pranoterapia si propone dunque come continuazione ed evoluzione di antiche pratiche tradizionali, presenti solitamente nelle campagne italiane, usate da guaritori che operano con l'imposizione delle mani; integra la tradizione, generalmente legata alla dimensione soprannaturale e alla superstizione, tentando di dare una spiegazione scientifica o presunta tale del fenomeno, assorbendo talvolta le ipotesi del "magnetismo animale" dal mesmerismo e talvolta le ipotesi "energetiche" dalle filosofie orientali, che dalla fine del XX secolo stanno influenzando la medicina alternativa occidentale.
I pranoterapeuti, a partire soprattutto dagli anni a cavallo del 2000, integrano sempre più nella propria pratica le conoscenze e le tecniche energetiche delle filosofie orientali; spariscono i binomi improbabili come cartomante-pranoterapeuta o astrologo-pranoterapeuta, tanto popolari nelle pubblicità degli anni 1980, e compaiono pranoterapeuti che integrano la loro pratica con altre tecniche energetiche come il reiki o la cromoterapia, oppure con massaggi come la riflessologia, oppure con altre medicine alternative come i fiori di Bach.
Dalla metà degli anni 2000 si sta cercando di regolamentarne la professione; il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL), l'organo di rilievo costituzionale che ha tra le altre la competenza in merito, si sta avvalendo della consulenza di quattro associazioni di operatori allo scopo di definire i limiti e le competenze per tutelare sia la qualità dei trattamenti ricevuti sia la professionalità degli operatori. Siccome non si tratta di una terapia nel senso medico del termine, sono stati proposti i termini "prano-pratica" e "prano-tecnica".
Attualmente un progetto di legge, riguardante tutte le discipline olistiche in generale compresa la prano-pratica, giace in parlamento dal 2006; ad oggi la prano-pratica è regolamentata come professione solamente nella regione Toscana come disciplina bionaturale
Il 76% degli intervistati sostiene inoltre di aver scoperto questa capacità in età adulta.
Ipotesi psicosomatica
Secondo questa ipotesi, priva di riscontri oggettivi, ogni malattia sarebbe psicosomatica in quanto le costituzione psicofisica del malato potrebbe avere un peso nell'insorgenza e nel decorso delle affezioni, ogni patologia influenzerebbe poi anche la psiche.
Le affezioni psicosomatiche sarebbero perciò dovute ad uno squilibrio di quello che i pranoterapeuti chiamano sistema psico-neuro-endocrino-immunologico che, quando si protraesse nel tempo e superasse la soglia di tolleranza, diventerebbe la causa o la concausa del disturbo fisico. Su questa convinzione si basano molte ricerche volte a trovare il nesso causale fra stress e malattia.
Secondo i pranoterapeuti la pranoterapia, e il trattamento aurico in particolare, comporterebbero non soltanto cambiamenti fisici ma anche psicologici, mentali ed emotivi, nel paziente. Il primo passo per raggiungere la buona salute consisterebbe nel non negare l'esistenza di un problema e nel non reprimere i sentimenti che questo suscita. La strada che conduce alla guarigione si articolerebbe poi in sette tappe, che ricalcano lo schema formulato da Elisabeth Kubler Ross sugli stadi della morte.
La Kubler Ross ha individuato cinque fasi di avvicinamento alla morte in malati terminali:
  • il rifiuto
  • la rabbia
  • il patteggiamento
  • la depressione
  • l'accettazione
Nel percorso verso la salute vi sono altre due tappe successive:
  • la rinascita
  • la ristrutturazione

Ipotesi energetica
Quest'ipotesi, anch'essa priva di riscontri oggettivi, si basa sull'assunto che ogni cosa nell'universo sia costituita da una particolare forma di energia e che quindi anche l'uomo sarebbe il prodotto di cosiddetti campi energetici.
Nella tradizione indiana quest'energia prende il nome di prana da cui il nome di pranoterapia, ed è considerata l'elemento base delle diverse forme di vita.
Secondo questa ipotesi, esisterebbero dei micro campi magnetici causati dal flusso di entità chiamate biofotoni servendosi di una cosiddetta immunoneuromodulazione farebbe attivare le difese immunitarie dell'organismo mediante la stimolazione delle zone linfatiche e di riflessi nervosi e farebbe avvenire la liberazione di "endorfine". In base a ciò, l'azione riequilibratrice energetica, si servirebbe dei chakra, che sarebbero delle specie di centraline bioenergetiche del corpo umano.
In tutti gli studi scientifici volti a comprovare eventuali poteri pranoterapici, tuttavia, non si è mai assistito ad alcuna irradiazione di energia paranormale da parte dei pranoterapeuti, né è mai stata trovata alcuna prova che gli stessi fossero in grado di produrre effetti benefici sul corpo di persone malate.
Ipotesi naturale
Il concetto che sta alla base di questa ipotesi è l'energia vitale (prana). Il prana si troverebbe in tutte le cose animate, circondandole e penetrandole, per cui l'apparente mancanza di vita sarebbe dovuta a una minore manifestazione di questa energia.
Il prana sarebbe presente in tutte le manifestazioni della natura. Analogamente all'assimilazione dell'ossigeno nel sangue, il prana verrebbe concentrato nel sistema nervoso e scambiato con tutti i tessuti, donando loro forza e vitalità

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Created: October 2009