ABCDEFGH ILMNOPRSTUZT

gemmoterapia

riportiamo un'interessante articolo del prof. Fernando Pietrà, Medico Chirurgo – Docente in Omeopatia, Fitoterapia e Bioterapie presso il Corso di perfezionamento in medicine non convenzionali e tecniche complementari - Università degli Studi di Milano
Fernando Piterà.  fonte http://www.airesis.net/
Definizione
La Gemmoterapia è l’ultima arrivata, in ordine di tempo, tra le varie tecniche che si sono sviluppate nel corso dei secoli per sfruttare le proprietà curative delle piante.
Questa terapeutica vegetale appartiene oggi alla branca della Fitoterapia rinnovata che fa parte delle medicine bioterapiche poste a cavallo tra la fitoterapia tradizionale e l’omeopatia. Nata in Belgio (Bruxelles) ad opera del Dott. Pol Henry, questa metodica si diffuse successivamente in Francia ad opera del Dott. Max Tétau e per iniziativa dei Dott.ri O.A. Julian e Flament di Caen.
Il termine ed il metodo si estesero poi rapidamente anche all’estero.
Il merito spetta dunque a Henry Pol, un medico omeopata belga che ha studiato le proprietà delle gemme in modo sistematico e rigoroso, mettendo a punto una serie di rimedi detti "gemmoterapici" o "gemmoderivati".
 Questo metodo terapeutico naturale utilizza a scopo medicamentoso le proprietà degli estratti ottenuti da tessuti vegetali freschi ancora in via di accrescimento e quindi allo stato embrionale (Meristemi).
Nei germogli, nelle gemme, nei boccioli, nella scorza interna delle giovani radici, così come in altri tessuti embrionali di un vegetale, si ritrovano, qualunque sia l’età della pianta, le proprietà anaboliche primitive della cellula vegetale.
 I tessuti meristematici come tutti i tessuti embrionali sono caratterizzati da un intenso ritmo moltiplicativo cellulare e da accelerati processi anabolici atti a concorrere all’istogenesi e all’organogenesi, racchiudendo in potenza tutta l’energia vitale ed i principi attivi necessari per lo sviluppo della pianta stessa e che serviranno a formare le parti nuove del vegetale dopo il suo riposo invernale.
Essi pertanto sono capaci di attivare diversi processi biologici e di apportare un valido contributo terapeutico all'organismo sofferente. Infatti, ognuna di queste parti di vegetale è particolarmente ricca di tessuti in via di accrescimento, e oltre alla presenza specifica di particolari concentrazioni in principi attivi propri di taluna specie, essi contengono acidi nucleici, aminoacidi, auxine, biostimoline, citochinine, enzimi, fitormoni, giberelline, micropolopeptidi, principi attivi, proteine, sali minerali, sostanze ormonali e vitamine in grado di interagire con il quadro proteico dei mammiferi e dell’uomo.
 La Gemmoterapia è pertanto una metodica terapeutica appartenente alle Bioterapie la quale utilizza a scopo terapeutico soluzioni in prima diluizione decimale (DH 1) di macerati idrogliceroalcolici ottenuti da estratti vegetali freschi, ricchi di tessuti meristematici. I principi attivi del "gemmoterapico" vengono estratti mediante macerazione a freddo in una particolare soluzione costituita da alcol etilico a titolo appropriato + acqua + glicerina nella quale si lasciano macerare per tre settimane i singoli tessuti vegetali freschi costituiti appunto da tessuti meristematici quali: le gemme, i germogli, i giovani getti, i boccioli, i floemi, le giovani radici, gli amenti, gli amenti femminili fecondati, le giovani radici, la scorza interna di radici, la scorza di giovane ramo, la linfa, i semi, gli xilemi, o altri tessuti embrionali di vegetali in fase di crescita i quali risultano più adatti a tale scopo. Se tale definizione può essere in qualche modo esaustiva, il termine "Gemmoterapia", orami entrato nell’uso comune, non lo è altrettanto.


Lo stesso scopritore del metodo, l’aveva battezzata coi termini di"Blastoterapia", "Fitoembrioterapia" e "Gemmoterapia". Se è vero che il termine "Gemmoterapia" può essere più facile da ricordare ed esprime una nota di ecologismo terapeutico, è altrettanto vero che esso è limitativo e impreciso. I termini Blasto-terapia e Fito-embrio-terapia rendono entrambi decisamente meglio il concetto di terapia tissutale mediante tessuti embrionali, ma sia "blasto" che "embrio" sono termini generici, in quanto i tessuti embrionali ai quali farebbero riferimento, potrebbero anche essere confusi con tessuti di natura animale.
 Pertanto, se si vuole dare una giusta ed appropriata tassonomia a questo metodo terapeutico, il termine più semplice ed appropriato dovrebbe essere "Meristemoterapia". Infatti i tessuti vegetali che si utilizzano sono tutti di derivazione meristematica. Inoltre, il termine meristema esprime un concetto univoco, non altrimenti interpretabile se non con il tessuto embrionale di origine vegetale. CENNI STORICI Alcune specie animali quando si ammalano vanno in cerca di germogli.
Gli ovini e i caprini, che sono notoriamente ghiotti di germogli, di giovani getti e della corteccia dei giovani rami, sembrano essere refrattari ad ammalare di cancro. Gli stessi meristemi apicali di alcune piante sono esenti da contaminazione e da aggressioni da parte di fitovirus che spesso infettano altre parti dello stesso vegetale. L’utilizzazione delle gemme a scopo terapeutico non è un’idea del tutto nuova.
 Nell'antica Medicina Ayurvedica così come nella Medicina Tradizionale Cinese le gemme, i boccioli e le radici dei vegetali trovano un posto importante nell'armamentario terapeutico più antico del nostro pianeta. Nel VII libro dell’Atharvaveda, dove sono classificati i vegetali, si trovano descritte le parti di piante medicinali usate in terapia e tra queste compaiono appunto le gemme, le foglie, i fiori, i frutti, il tronco, i rami, gli steli, la scorza, la resina e le radici. In Occidente Galeno (Il secolo) preparava l'Acopon uno dei balsami vulnerari più stimati del suo tempo, preparato facendo macerare per tre mesi i germogli di Pioppo in olio di oliva, esponendoli al sole e agitandoli ogni giorno.
Nicolas De Myrepse, medico greco medievale, rispolverò quell'idea e formulò il famoso "Unguento Populeum" che ebbe grande reputazione per diversi secoli. Anche gli alchimisti non sfuggirono al fascino e alla suggestione che nelle gemme e nelle radici potesse essere contenuta l'energia vitale del vegetale: essi infatti preparavano "l’elisir di primavera" con le gemme, mentre "l'elisir d'autunno" era composto con semi e radici. Le gemme e i germogli erano considerati la persistenza del ciclo vitale che si rinnova ad ogni primavera, mentre il perpetuarsi della pianta avveniva in autunno mediante i suoi semi.
La rugiada del mattino era invece il solvente universale per facilitare e stimolare il rinnovamento metabolico dell'organismo.
Il celebre Paracelso, anticipando di secoli le attuali scoperte di fitochimica, aveva già intuito le diverse proprietà e le indicazioni terapeutiche delle varie parti di una stessa pianta, asserendo: "…Ci sono forze diverse nelle gemme, nelle foglie, nei bocci, nei frutti acerbi, nei frutti maturi,… quindi si deve rivolgere la propria attenzione dal primo germoglio sopravvenuto all’ultimo, poiché così è la natura… così vi è una maturazione per i piccoli germogli, una per le fronde, una per i fiori, una per le fibre, una per i succhi, una per le foglie, una per i frutti.".
Nel secolo scorso Filatov Vladimir Petrovich oftalmologo russo (1875-1956), lo stesso che introdusse per primo il trapianto di cornea, ideò una speciale terapia per la rigenerazione tissutale basandosi sull'introduzione nell'organismo di stimolatori biogeni ricavati da tessuti animali e vegetali, conservati o sotto forma di estratti, i quali venivano introdotti per innesto ed i loro estratti iniettati per via parenterale.
Infine Pol Henry il quale intuì che negli embrioni vegetali fossero presenti particolari principi attivi qualitativamente e quantitativamente diversi dal tessuto vegetale adulto, e che questi, potevano svolgere una precisa azione sul tracciato elettroforetico ed una specifica azione terapeutica sull'individuo. Egli fu dunque il primo a dedicarsi in modo sistematico allo studio ed alla sperimentazione dei meristemi elaborando e proponendo un nuovo metodo "fito-embrio-terapico" utilizzando i germogli delle piante anziché le parti adulte dei vegetali.
Dedicandosi allo studio e alla ricerca di nuove possibilità terapeutiche offerte dai vegetali, Pol Henry mise a punto una vasta sperimentazione condotta prima sull'animale e quindi sull'uomo. Negli anni '50 egli indirizzò la propria ricerca sullo studio delle variazioni del profilo proteico, espresse tramite l'elettroforesi, riuscendo a stabilire, per ogni tessuto embrionale vegetale esaminato, l'attività sull'uomo e la relativa risposta alla flogosi.
La ricerca sperimentale si avvalse anche dello studio e delle variazioni indotte dai meristemi sui colloidi proteici del siero, di studi citologici epatici, di studi sul mielogramma, sulla risposta ottenuta dalle cellule macrofagiche, dalle cellule linfatiche e da quelle spleniche.
Pol Henry valutò inoltre l'azione dei tessuti vegetali sulla coagulazione ematica mediante lo studio delle variazioni tromboelastografiche; sperimentò inoltre le modificazioni enzimatiche indotte dai gemmoterapici, elaborando così il concetto di "sindrome biologica sperimentale" con il quale intendeva tutte quelle modificazioni ottenute dai gemmoderivati sui parametri biologici o paraclinici e risultate dall'azione di un determinato germoglio o di un tessuto meristematico, valutati mediante elettroforesi delle proteine, test di flocculazione, tromboelastogramma, studi citologici ecc. Il risultato dei suoi primi lavori apparvero negli Archives Homéopathiques de Normandie nel 1959. Da allora numerose sono state le pubblicazioni scientifiche attestanti la validità di questa metodica terapeutica.
I suoi studi e la sua metodologia furono proseguiti ed approfonditi dal Prof. Netien (Facoltà di Medicina e Farmacia di Lione), da Didry, Martin, Paquelet, Ramussent e Reymond. Al Prof.Netien si deve, fra l'altro, la messa a punto di un controllo cromatografico per i diversi "gemmoderivati" e la ricerca di alcuni principi attivi presenti nei tessuti meristematici. Grande impulso alla sperimentazione e alla verifica clinica è stato dato dal contributo degli studi dei dottori M. Tétau di C. Bergeret che hanno sviluppato la cosiddetta Fitoterapia rinnovata e la Gemmoterapia clinica.
A Pol Henry si deve pertanto riconoscere, per ciò che riguarda l’utilizzazione dei tessuti embrionali di piante, l’originalità del metodo e l’instancabile preciso rigore di sperimentatore biologico e clinico. Egli fu il primo a dedicarsi in modo sistematico allo studio e alla sperimentazione dei gemmoderivati e pertanto è il vero "padre" ideatore della Gemmoterapia così com’è intesa oggi.
Egli è riuscito ad elaborare e proporre un metodo terapeutico fondato in primo istanza sul ragionamento analogico, trovando poi conferma nella sperimentazione farmaco-dinamica e clinica.
 GENERALITÀ
La Gemmoterapia è un metodo di cura che utilizza estratti dei tessuti vegetali freschi in via di accrescimento. Nei germogli, nelle gemme, così come in altri tessuti embrionali di un vegetale, si può sempre ritrovare, qualunque sia l’età della pianta, la proprietà di mantenere le facoltà anaboliche totali della primitiva cellula vegetale; questa proprietà anabolica embrionale è capace di sviluppare tutte le potenzialità che non si ritrovano più nella pianta adulta.
Poco utilizzata sino a qualche anno fa, essa è oggi in fase di notevole diffusione anche in Italia. Semplice da usare e praticamente priva di effetti collaterali, anche in caso di uso prolungato, la Gemmoterapia è in grado di curare diverse malattie acute e croniche e di essere un valido supporto o di sinergismo ad altre metodiche terapeutiche.
Oggi l’utilizzazione di gemmoterapici si sta nuovamente diffondendo come terapeutica avente una propria individualità e come coadiuvante di terapie allopatiche, con risultati tutt’altro che trascurabili.
Il motivo di questa diffusione è dovuto principalmente al fatto che i gemmoderivati non presentano tossicità intrinseca ed estrinseca, sono di facile somministrazione, consentono al medico di "drenare" il paziente prima di effettuare una cura omeopatica vera e propria, ottenendo così di detossificare l’organismo e preparare un terreno più ricettivo all’applicazione della terapia omeopatica.
I gemmoderivati possono essere utilizzati da soli o addizionati a rimedi della Fitoterapia tradizionale o ad altre terapie biologiche; possono essere prescritti, in dosi opportune, sia a bambini che a donne gravide senza effetti collaterali.
La loro utilizzazione è molto pratica e veloce; infatti i gemmoterapici sono commercializzati pronti per l’uso, basta diluire in acqua il quantitativo giornaliero di gocce prescritte (elemento non trascurabile se si pensa al tempo che richiede la preparazione di una tisana da assumere più volte al giorno) e possono essere associati durante la giornata ad altri gemmoderivati.
Questi estratti embrionali vegetali vengono prescritti nella prima diluizione decimale (1 DH) e realizzano un drenaggio profondo dell’organismo umano che può interessare anche il Sistema Reticolo Endoteliale (S.R.E.). Postulati Alla base del metodo terapeutico gemmoterapico vi sono principalmente quattro postulati:
1) - Poiché la vita è l'espressione della dinamica cellulare, per curare è necessario utilizzare cellule in fase di potenziale divisione che possano agire e stimolare altri tessuti cellulari.
2) - Poiché la vita animale dipende completamente da quella vegetale, ciò che alimenta l'essenza della vita animale può anche rigenerarla nelle sue alterazioni morfo-patologiche.
3) - L'albero è l'identità vegetale più potente dove l'energia vitale si esprime ogni anno con un grande rinnovamento cellulare. Tutti i suoi tessuti allo stato nascente o in via di divisione, sono i più indicati per rigenerare e curare le cellule e i tessuti umani ammalati.  -
Tra le piante utilizzate ai fini terapeutici, le Betulle (Betula pubescens e verrucosa) e la Quercia (Quercus peduncolata), sono quelle che possiedono le più spiccate capacità di adattamento, di acclimatazione, di resistenza, di diffusione e di rigenerazione.
Tutti i tessuti embrionali di queste piante formano la prima base della terapeutica e del drenaggio meristematico. Tecniche di preparazione
Il metodo di preparazione dei "Gemmoderivati" è dettagliatamente descritto nella monografia "Preparazioni omeopatiche" contenuta nella Farmacopea Francese del 1965 e in successive edizioni. In essa sono dettagliatamente descritte le varie fasi del procedimento di estrazione e preparazione.
1) - RACCOLTA: i tessuti meristematici devono essere raccolti nel loro tempo balsamico; le gemme ad esempio vengono prelevate alla fine dell'inverno e all'inizio della primavera, rigorosamente fresche, possibilmente nel loro abitat naturale, lontane da fonti inquinanti ed evitando la raccolta durante condizioni climatiche o ambientali sfavorevoli che potrebbero costituire motivo di deterioramento delle piante stesse.
2) - PULITURA: le parti fresche appena raccolte sono sottoposte a ripulitura accurata.
3) - DETERMINAZIONE DEL GRADO DI UMIDITÀ E DEL PESO SECCO: un campione medio di vegetale fresco viene utilizzato per determinarne il grado di umidità (tenore in acqua della droga disidratata) ponendolo a disidratare in stufa a 105° C per un periodo di tempo sufficiente al raggiungimento di un peso costante (peso disidratato).
4) - TRITURAZIONE: la parte di materiale vegetale fresco che è già stata pulita e selezionata, viene sottoposta ad appropriata triturazione per agevolare l'operazione estrattiva da parte del solvente.
5) - MACERAZIONE: il materiale ancora fresco, pulito e triturato, viene quindi posto a macerare per tre settimane in una soluzione di alcol a 90° e glicerolo (1:1) la cui quantità è calcolata in modo da ottenere un macerato glicerinato a 1/20, affinché il prodotto finale corrisponda a 20 volte il peso della materia prima rapportata a quella della campionatura allo stato secco. Il fine è di ottenere un prodotto costante e riproducibile sia negli effetti terapeutici che nelle percentuali di principi attivi. Il tutto viene agitato quanto basta.
6) - DECANTAZIONE, FILTRAZIONE E SPREMITURA. A macerazione conclusa si decanta e quindi si filtra. Ciò che resta dopo la filtrazione viene ancora spremuto con una pressione costante di circa 10-7 Pascal (vicina a 100 bar).  Si mescolano quindi il filtrato al prodotto della spremitura e si lascia riposare il tutto per altre 48 ore ed in fine si filtra nuovamente. A questo punto si è ottenuto il MACERATO GLICERICO (M.G.) di base, dal quale, con opportuna diluizione, si otterrà il prodotto finale.
7) – DILUIZIONE. Il Macerato Glicerico di base viene a questo punto diluito in proporzione di 1:10 con una nuova miscela formata da acqua-alcol-glicerina preparata a parte e composta da 50 parti di in peso di glicerina, 30 parti di alcol e 20 parti di acqua. Si ottiene così un macerato alla prima diluizione decimale hahnemanniana (1 DH) che viene definito come M.G. 1 DH. Su 100 grammi di macerato alla 1 DH devono essere presenti 0,50 g di prodotti di estrazione di gemme disidratate, ad eccezione di Buxus sempervirens e di Viscum album che essendo gli unici due derivati meristematici diluiti alla prima centesimale (1 CH) conterranno l'equivalente di 0,05 g di giovani getti disidratati. Di norma il grado alcolico raggiunto dai gemmoderivati oscilla tra i 36-38°.
 8) – CONTROLLI. Il prodotto finito, prima di essere messo in commercio viene sottoposto a controlli atti a verificare e stabilire l'odore, il sapore, la densità, la gradazione alcolica ed eventuali residui. Un ulteriore saggio serve ad individuare la presenza di eventuali contaminanti quali il metanolo e il 2-propanolo.
9) - CONSERVAZIONE. I Gemmoderivati vanno infine conservati in recipienti di vetro scuro ben chiusi, al fresco e al riparo dalla luce.
10) – SCADENZA. Tutti i Macerati Glicerinati devono essere utilizzati entro 5 anni dalla data di fabbricazione. riportiamo un'interessante articolo del prof. Fernando Pietrà, Medico Chirurgo – Docente in Omeopatia, Fitoterapia e Bioterapie presso il Corso di perfezionamento in medicine non convenzionali e tecniche complementari - Università degli Studi di Milano
 Fernando Piterà.  fonte http://www.airesis.net/
Definizione
La Gemmoterapia è l’ultima arrivata, in ordine di tempo, tra le varie tecniche che si sono sviluppate nel corso dei secoli per sfruttare le proprietà curative delle piante.
Questa terapeutica vegetale appartiene oggi alla branca della Fitoterapia rinnovata che fa parte delle medicine bioterapiche poste a cavallo tra la fitoterapia tradizionale e l’omeopatia. Nata in Belgio (Bruxelles) ad opera del Dott. Pol Henry, questa metodica si diffuse successivamente in Francia ad opera del Dott. Max Tétau e per iniziativa dei Dott.ri O.A. Julian e Flament di Caen.
Il termine ed il metodo si estesero poi rapidamente anche all’estero.
Il merito spetta dunque a Henry Pol, un medico omeopata belga che ha studiato le proprietà delle gemme in modo sistematico e rigoroso, mettendo a punto una serie di rimedi detti "gemmoterapici" o "gemmoderivati".
 Questo metodo terapeutico naturale utilizza a scopo medicamentoso le proprietà degli estratti ottenuti da tessuti vegetali freschi ancora in via di accrescimento e quindi allo stato embrionale (Meristemi).
Nei germogli, nelle gemme, nei boccioli, nella scorza interna delle giovani radici, così come in altri tessuti embrionali di un vegetale, si ritrovano, qualunque sia l’età della pianta, le proprietà anaboliche primitive della cellula vegetale.
 I tessuti meristematici come tutti i tessuti embrionali sono caratterizzati da un intenso ritmo moltiplicativo cellulare e da accelerati processi anabolici atti a concorrere all’istogenesi e all’organogenesi, racchiudendo in potenza tutta l’energia vitale ed i principi attivi necessari per lo sviluppo della pianta stessa e che serviranno a formare le parti nuove del vegetale dopo il suo riposo invernale.
Essi pertanto sono capaci di attivare diversi processi biologici e di apportare un valido contributo terapeutico all'organismo sofferente. Infatti, ognuna di queste parti di vegetale è particolarmente ricca di tessuti in via di accrescimento, e oltre alla presenza specifica di particolari concentrazioni in principi attivi propri di taluna specie, essi contengono acidi nucleici, aminoacidi, auxine, biostimoline, citochinine, enzimi, fitormoni, giberelline, micropolopeptidi, principi attivi, proteine, sali minerali, sostanze ormonali e vitamine in grado di interagire con il quadro proteico dei mammiferi e dell’uomo.
 La Gemmoterapia è pertanto una metodica terapeutica appartenente alle Bioterapie la quale utilizza a scopo terapeutico soluzioni in prima diluizione decimale (DH 1) di macerati idrogliceroalcolici ottenuti da estratti vegetali freschi, ricchi di tessuti meristematici. I principi attivi del "gemmoterapico" vengono estratti mediante macerazione a freddo in una particolare soluzione costituita da alcol etilico a titolo appropriato + acqua + glicerina nella quale si lasciano macerare per tre settimane i singoli tessuti vegetali freschi costituiti appunto da tessuti meristematici quali: le gemme, i germogli, i giovani getti, i boccioli, i floemi, le giovani radici, gli amenti, gli amenti femminili fecondati, le giovani radici, la scorza interna di radici, la scorza di giovane ramo, la linfa, i semi, gli xilemi, o altri tessuti embrionali di vegetali in fase di crescita i quali risultano più adatti a tale scopo. Se tale definizione può essere in qualche modo esaustiva, il termine "Gemmoterapia", orami entrato nell’uso comune, non lo è altrettanto.


Lo stesso scopritore del metodo, l’aveva battezzata coi termini di"Blastoterapia", "Fitoembrioterapia" e "Gemmoterapia". Se è vero che il termine "Gemmoterapia" può essere più facile da ricordare ed esprime una nota di ecologismo terapeutico, è altrettanto vero che esso è limitativo e impreciso. I termini Blasto-terapia e Fito-embrio-terapia rendono entrambi decisamente meglio il concetto di terapia tissutale mediante tessuti embrionali, ma sia "blasto" che "embrio" sono termini generici, in quanto i tessuti embrionali ai quali farebbero riferimento, potrebbero anche essere confusi con tessuti di natura animale.
 Pertanto, se si vuole dare una giusta ed appropriata tassonomia a questo metodo terapeutico, il termine più semplice ed appropriato dovrebbe essere "Meristemoterapia". Infatti i tessuti vegetali che si utilizzano sono tutti di derivazione meristematica. Inoltre, il termine meristema esprime un concetto univoco, non altrimenti interpretabile se non con il tessuto embrionale di origine vegetale. CENNI STORICI Alcune specie animali quando si ammalano vanno in cerca di germogli.
Gli ovini e i caprini, che sono notoriamente ghiotti di germogli, di giovani getti e della corteccia dei giovani rami, sembrano essere refrattari ad ammalare di cancro. Gli stessi meristemi apicali di alcune piante sono esenti da contaminazione e da aggressioni da parte di fitovirus che spesso infettano altre parti dello stesso vegetale. L’utilizzazione delle gemme a scopo terapeutico non è un’idea del tutto nuova.
 Nell'antica Medicina Ayurvedica così come nella Medicina Tradizionale Cinese le gemme, i boccioli e le radici dei vegetali trovano un posto importante nell'armamentario terapeutico più antico del nostro pianeta. Nel VII libro dell’Atharvaveda, dove sono classificati i vegetali, si trovano descritte le parti di piante medicinali usate in terapia e tra queste compaiono appunto le gemme, le foglie, i fiori, i frutti, il tronco, i rami, gli steli, la scorza, la resina e le radici. In Occidente Galeno (Il secolo) preparava l'Acopon uno dei balsami vulnerari più stimati del suo tempo, preparato facendo macerare per tre mesi i germogli di Pioppo in olio di oliva, esponendoli al sole e agitandoli ogni giorno.
Nicolas De Myrepse, medico greco medievale, rispolverò quell'idea e formulò il famoso "Unguento Populeum" che ebbe grande reputazione per diversi secoli. Anche gli alchimisti non sfuggirono al fascino e alla suggestione che nelle gemme e nelle radici potesse essere contenuta l'energia vitale del vegetale: essi infatti preparavano "l’elisir di primavera" con le gemme, mentre "l'elisir d'autunno" era composto con semi e radici. Le gemme e i germogli erano considerati la persistenza del ciclo vitale che si rinnova ad ogni primavera, mentre il perpetuarsi della pianta avveniva in autunno mediante i suoi semi.
La rugiada del mattino era invece il solvente universale per facilitare e stimolare il rinnovamento metabolico dell'organismo.
Il celebre Paracelso, anticipando di secoli le attuali scoperte di fitochimica, aveva già intuito le diverse proprietà e le indicazioni terapeutiche delle varie parti di una stessa pianta, asserendo: "…Ci sono forze diverse nelle gemme, nelle foglie, nei bocci, nei frutti acerbi, nei frutti maturi,… quindi si deve rivolgere la propria attenzione dal primo germoglio sopravvenuto all’ultimo, poiché così è la natura… così vi è una maturazione per i piccoli germogli, una per le fronde, una per i fiori, una per le fibre, una per i succhi, una per le foglie, una per i frutti.".
Nel secolo scorso Filatov Vladimir Petrovich oftalmologo russo (1875-1956), lo stesso che introdusse per primo il trapianto di cornea, ideò una speciale terapia per la rigenerazione tissutale basandosi sull'introduzione nell'organismo di stimolatori biogeni ricavati da tessuti animali e vegetali, conservati o sotto forma di estratti, i quali venivano introdotti per innesto ed i loro estratti iniettati per via parenterale.
Infine Pol Henry il quale intuì che negli embrioni vegetali fossero presenti particolari principi attivi qualitativamente e quantitativamente diversi dal tessuto vegetale adulto, e che questi, potevano svolgere una precisa azione sul tracciato elettroforetico ed una specifica azione terapeutica sull'individuo. Egli fu dunque il primo a dedicarsi in modo sistematico allo studio ed alla sperimentazione dei meristemi elaborando e proponendo un nuovo metodo "fito-embrio-terapico" utilizzando i germogli delle piante anziché le parti adulte dei vegetali.
Dedicandosi allo studio e alla ricerca di nuove possibilità terapeutiche offerte dai vegetali, Pol Henry mise a punto una vasta sperimentazione condotta prima sull'animale e quindi sull'uomo. Negli anni '50 egli indirizzò la propria ricerca sullo studio delle variazioni del profilo proteico, espresse tramite l'elettroforesi, riuscendo a stabilire, per ogni tessuto embrionale vegetale esaminato, l'attività sull'uomo e la relativa risposta alla flogosi.
La ricerca sperimentale si avvalse anche dello studio e delle variazioni indotte dai meristemi sui colloidi proteici del siero, di studi citologici epatici, di studi sul mielogramma, sulla risposta ottenuta dalle cellule macrofagiche, dalle cellule linfatiche e da quelle spleniche.
Pol Henry valutò inoltre l'azione dei tessuti vegetali sulla coagulazione ematica mediante lo studio delle variazioni tromboelastografiche; sperimentò inoltre le modificazioni enzimatiche indotte dai gemmoterapici, elaborando così il concetto di "sindrome biologica sperimentale" con il quale intendeva tutte quelle modificazioni ottenute dai gemmoderivati sui parametri biologici o paraclinici e risultate dall'azione di un determinato germoglio o di un tessuto meristematico, valutati mediante elettroforesi delle proteine, test di flocculazione, tromboelastogramma, studi citologici ecc. Il risultato dei suoi primi lavori apparvero negli Archives Homéopathiques de Normandie nel 1959. Da allora numerose sono state le pubblicazioni scientifiche attestanti la validità di questa metodica terapeutica.
I suoi studi e la sua metodologia furono proseguiti ed approfonditi dal Prof. Netien (Facoltà di Medicina e Farmacia di Lione), da Didry, Martin, Paquelet, Ramussent e Reymond. Al Prof.Netien si deve, fra l'altro, la messa a punto di un controllo cromatografico per i diversi "gemmoderivati" e la ricerca di alcuni principi attivi presenti nei tessuti meristematici. Grande impulso alla sperimentazione e alla verifica clinica è stato dato dal contributo degli studi dei dottori M. Tétau di C. Bergeret che hanno sviluppato la cosiddetta Fitoterapia rinnovata e la Gemmoterapia clinica.
A Pol Henry si deve pertanto riconoscere, per ciò che riguarda l’utilizzazione dei tessuti embrionali di piante, l’originalità del metodo e l’instancabile preciso rigore di sperimentatore biologico e clinico. Egli fu il primo a dedicarsi in modo sistematico allo studio e alla sperimentazione dei gemmoderivati e pertanto è il vero "padre" ideatore della Gemmoterapia così com’è intesa oggi.
Egli è riuscito ad elaborare e proporre un metodo terapeutico fondato in primo istanza sul ragionamento analogico, trovando poi conferma nella sperimentazione farmaco-dinamica e clinica.
 GENERALITÀ
La Gemmoterapia è un metodo di cura che utilizza estratti dei tessuti vegetali freschi in via di accrescimento. Nei germogli, nelle gemme, così come in altri tessuti embrionali di un vegetale, si può sempre ritrovare, qualunque sia l’età della pianta, la proprietà di mantenere le facoltà anaboliche totali della primitiva cellula vegetale; questa proprietà anabolica embrionale è capace di sviluppare tutte le potenzialità che non si ritrovano più nella pianta adulta.
Poco utilizzata sino a qualche anno fa, essa è oggi in fase di notevole diffusione anche in Italia. Semplice da usare e praticamente priva di effetti collaterali, anche in caso di uso prolungato, la Gemmoterapia è in grado di curare diverse malattie acute e croniche e di essere un valido supporto o di sinergismo ad altre metodiche terapeutiche.
Oggi l’utilizzazione di gemmoterapici si sta nuovamente diffondendo come terapeutica avente una propria individualità e come coadiuvante di terapie allopatiche, con risultati tutt’altro che trascurabili.
Il motivo di questa diffusione è dovuto principalmente al fatto che i gemmoderivati non presentano tossicità intrinseca ed estrinseca, sono di facile somministrazione, consentono al medico di "drenare" il paziente prima di effettuare una cura omeopatica vera e propria, ottenendo così di detossificare l’organismo e preparare un terreno più ricettivo all’applicazione della terapia omeopatica.
I gemmoderivati possono essere utilizzati da soli o addizionati a rimedi della Fitoterapia tradizionale o ad altre terapie biologiche; possono essere prescritti, in dosi opportune, sia a bambini che a donne gravide senza effetti collaterali.
La loro utilizzazione è molto pratica e veloce; infatti i gemmoterapici sono commercializzati pronti per l’uso, basta diluire in acqua il quantitativo giornaliero di gocce prescritte (elemento non trascurabile se si pensa al tempo che richiede la preparazione di una tisana da assumere più volte al giorno) e possono essere associati durante la giornata ad altri gemmoderivati.
Questi estratti embrionali vegetali vengono prescritti nella prima diluizione decimale (1 DH) e realizzano un drenaggio profondo dell’organismo umano che può interessare anche il Sistema Reticolo Endoteliale (S.R.E.). Postulati Alla base del metodo terapeutico gemmoterapico vi sono principalmente quattro postulati:
1) - Poiché la vita è l'espressione della dinamica cellulare, per curare è necessario utilizzare cellule in fase di potenziale divisione che possano agire e stimolare altri tessuti cellulari.
2) - Poiché la vita animale dipende completamente da quella vegetale, ciò che alimenta l'essenza della vita animale può anche rigenerarla nelle sue alterazioni morfo-patologiche.
3) - L'albero è l'identità vegetale più potente dove l'energia vitale si esprime ogni anno con un grande rinnovamento cellulare. Tutti i suoi tessuti allo stato nascente o in via di divisione, sono i più indicati per rigenerare e curare le cellule e i tessuti umani ammalati.  -
Tra le piante utilizzate ai fini terapeutici, le Betulle (Betula pubescens e verrucosa) e la Quercia (Quercus peduncolata), sono quelle che possiedono le più spiccate capacità di adattamento, di acclimatazione, di resistenza, di diffusione e di rigenerazione.
Tutti i tessuti embrionali di queste piante formano la prima base della terapeutica e del drenaggio meristematico. Tecniche di preparazione
Il metodo di preparazione dei "Gemmoderivati" è dettagliatamente descritto nella monografia "Preparazioni omeopatiche" contenuta nella Farmacopea Francese del 1965 e in successive edizioni. In essa sono dettagliatamente descritte le varie fasi del procedimento di estrazione e preparazione.
1) - RACCOLTA: i tessuti meristematici devono essere raccolti nel loro tempo balsamico; le gemme ad esempio vengono prelevate alla fine dell'inverno e all'inizio della primavera, rigorosamente fresche, possibilmente nel loro abitat naturale, lontane da fonti inquinanti ed evitando la raccolta durante condizioni climatiche o ambientali sfavorevoli che potrebbero costituire motivo di deterioramento delle piante stesse.
2) - PULITURA: le parti fresche appena raccolte sono sottoposte a ripulitura accurata.
3) - DETERMINAZIONE DEL GRADO DI UMIDITÀ E DEL PESO SECCO: un campione medio di vegetale fresco viene utilizzato per determinarne il grado di umidità (tenore in acqua della droga disidratata) ponendolo a disidratare in stufa a 105° C per un periodo di tempo sufficiente al raggiungimento di un peso costante (peso disidratato).
4) - TRITURAZIONE: la parte di materiale vegetale fresco che è già stata pulita e selezionata, viene sottoposta ad appropriata triturazione per agevolare l'operazione estrattiva da parte del solvente.
5) - MACERAZIONE: il materiale ancora fresco, pulito e triturato, viene quindi posto a macerare per tre settimane in una soluzione di alcol a 90° e glicerolo (1:1) la cui quantità è calcolata in modo da ottenere un macerato glicerinato a 1/20, affinché il prodotto finale corrisponda a 20 volte il peso della materia prima rapportata a quella della campionatura allo stato secco. Il fine è di ottenere un prodotto costante e riproducibile sia negli effetti terapeutici che nelle percentuali di principi attivi. Il tutto viene agitato quanto basta.
6) - DECANTAZIONE, FILTRAZIONE E SPREMITURA. A macerazione conclusa si decanta e quindi si filtra. Ciò che resta dopo la filtrazione viene ancora spremuto con una pressione costante di circa 10-7 Pascal (vicina a 100 bar).  Si mescolano quindi il filtrato al prodotto della spremitura e si lascia riposare il tutto per altre 48 ore ed in fine si filtra nuovamente. A questo punto si è ottenuto il MACERATO GLICERICO (M.G.) di base, dal quale, con opportuna diluizione, si otterrà il prodotto finale.
7) – DILUIZIONE. Il Macerato Glicerico di base viene a questo punto diluito in proporzione di 1:10 con una nuova miscela formata da acqua-alcol-glicerina preparata a parte e composta da 50 parti di in peso di glicerina, 30 parti di alcol e 20 parti di acqua. Si ottiene così un macerato alla prima diluizione decimale hahnemanniana (1 DH) che viene definito come M.G. 1 DH. Su 100 grammi di macerato alla 1 DH devono essere presenti 0,50 g di prodotti di estrazione di gemme disidratate, ad eccezione di Buxus sempervirens e di Viscum album che essendo gli unici due derivati meristematici diluiti alla prima centesimale (1 CH) conterranno l'equivalente di 0,05 g di giovani getti disidratati. Di norma il grado alcolico raggiunto dai gemmoderivati oscilla tra i 36-38°.
 8) – CONTROLLI. Il prodotto finito, prima di essere messo in commercio viene sottoposto a controlli atti a verificare e stabilire l'odore, il sapore, la densità, la gradazione alcolica ed eventuali residui. Un ulteriore saggio serve ad individuare la presenza di eventuali contaminanti quali il metanolo e il 2-propanolo.
9) - CONSERVAZIONE. I Gemmoderivati vanno infine conservati in recipienti di vetro scuro ben chiusi, al fresco e al riparo dalla luce.
10) – SCADENZA. Tutti i Macerati Glicerinati devono essere utilizzati entro 5 anni dalla data di fabbricazione.