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digiuno terapia

è un termine che è venuto a usarsi recentemente, fra i più accesi e convinti sostenitori e praticanti del digiuno, inteso come pratica volta a recuperare il benessere e la salute totale del corpo fisico.
Da non confondere, quindi, con altre pratiche "igienistiche", come ad esempio l'Argilloterapia, la Sauna, o la Terapia del colon (Idrocolonterapia). Storia La pratica del digiuno si perderebbe nella notte dei tempi, in quanto "istintuale": anche gli animali la praticano; ma il primo a parlarne in questi termini "terapeutici", e in un libro abbastanza esteso sull'argomento, sarebbe stato il dottor Herbert M. Shelton, nel suo: Il digiuno può salvarvi la vita (Luglio 1964; Copyrighht by Hygiene Press).
A lui fanno riferimento praticamente quindi tutti gli Igienisti, o per lo meno: quelli fra loro (come per esempio il ricercatore già citato prima) che seguono la "corrente di pensiero" igienistica da lui iniziata.
Altre infatti, sono nate e esistono, contrapposte o complementari ad essa. Una di queste, per esempio, prevede l'uso di argilla e/o altre sistematiche naturali in aggiunta alla pratica del digiuno, che non solo ed esclusivamente questo. Il digiuno totale e il processo di autolisi menzionato, assieme alle corrette combinazioni alimentari e a una sana alimentazione, non sarebbero infatti sufficienti, secondo molti altri ugualmente autorevoli igienisti.
 Solamente una vita sana a tutti gli effetti lo sarebbe; per questo altri autori, evidenziano il ruolo essenziale che giocherebbero anche altri fattori, e rimedi naturali. Critiche al digiuno e pericoli connessi
La corretta ripresa alimentare La pratica del digiuno malgestita sarebbe, a detta degli stessi fautori del metodo, molto più dannosa della malattia stessa che, forse, uno aspiri a superare tramite questa pratica. Infatti: un digiuno interrotto bruscamente, o portato avanti male sarebbe estremamente dannoso.
I pericoli maggiori (in circostanze "normali", ossia in individui "non malati gravi") sarebbero comunque sempre e solo da riportare alla "buona interruzione" del digiuno stesso, ossia alla"corretta ripresa" alimentare.
Lo stomaco e l'intestino, infatti, ormai non più abituati a lavorare come prima, andrebbero riportati lentamente, non in modo brusco, alla loro attività.
E questo, tanto più "lentamente" quanto più "lungo" sia stato il digiuno. Fra i sostenitori dello stesso, un digiuno corretto (ossia, un digiuno totale con assunzione di sola acqua semplice), può essere portato avanti per mesi. Nei loro libri, gli autori parlano di casi di persone che lo avrebbero portato avanti addirittura per quattro o cinque.
Quindi, per esempio, in un digiuno così lungo, bisognerà poi far passare almeno un paio di settimane ingerendo solo cibi liquidi, o semisolidi, o comunque morbidi, prima di cominciare a riprendere a mangiare come si era abituati prima. Mentre nei digiuni piccoli o di breve durata, si potrà ridurre questo tempo d'attesa a solo una settimana, o anche due o tre giorni.
Molte altre critiche vengono rivolte alla digiunoterapia e ai praticanti della stessa, soprattutto dalla medicina ufficiale che rilevano, tra le altre cose, la mancanza di sperimentazione scientifica circa gli effetti benefici del digiuno; i sostenitori del digiuno come terapia affermano che le critiche nascono da chi non avrebbe mai digiunato neanche un solo giorno in vita sua; né osservato un individuo digiunare.
Il parere di Ehret Secondo le teorie pseudoscientifiche di Arnold Ehret, un digiuno portato all'eccesso però, ossia troppo lungo, non solo sarebbe dannoso, ma non servirebbe proprio a nulla; e quindi oltre che dannoso sarebbe un'inutile perdita di tempo.
Secondo il suo concetto di "muco", questa sostanza estranea verrebbe a ostruire i vasi sanguigni, che si restringono in estremo durante i digiuni prolungati; rallentando così la circolazione sanguigna non solo la "mucosità", ma anche tutti gli altri 'materiali di scarto' non potrebbero poi più essere eliminati convenientemente. Con i disastrosi risultati immaginabili.
Ehret era favorevole sì al digiuno, ma a quelli corti, di breve durata; intercalati con un'opportuna dieta disintossicante proprio da questo "muco", il quale a suo dire (ma la sua teoria è priva di alcun riscontro scientifico) sarebbe il vero colpevole non solo della cattiva riuscita dei digiuni, ma anche della tossiemia in generale.